Diamo strada alle persone

di Matteo Dondè

Diamo strada alle persone

L’automobile ha portato con sé gravi conseguenze per la vita urbana ed è diventata una seria causa per i problemi ambientali, sociali ed estetici che caratterizzano le nostre città. Le troppe auto in circolazione (65 ogni 100 abitanti, record europeo, rispetto alle 25 ogni 100 abitanti di città come Parigi o Amsterdam), hanno invaso completamente le strade, rendendole brutte, pericolose (3.283 morti e quasi 250mila feriti nel solo 2016), inquinate e spesso inaccessibili all’utenza attiva. Un modello di mobilità inefficiente che genera un costo sociale pari a circa 30 miliardi di euro per l’incidentalità e 15 miliardi per l’inquinamento da traffico, equivalenti a circa il 3% del PIL italiano. Per tale motivo sempre più professionisti, amministratori, associazioni e movimenti nel mondo si interrogano su quale debba essere il ruolo della strada nelle città di domani, il luogo che costituisce l’80% dello spazio aperto accessibile, il luogo delle attività e delle relazioni sociali. E la risposta è sempre la stessa: diamo strada alle persone! Pensare alla strada non solo come asse di scorrimento del traffico veicolare quanto come spazio di relazione tra una pluralità di utenti e di funzioni consente di (ri)progettare lo spazio pubblico mettendo al centro le persone, la qualità urbana, la vivibilità, l’accessibilità. “If you plan cities for cars and traffic, you get cars and traffic. If you plan for people and places, you get people and places” (Fred Kant).

Ridurre la velocità

Per ridurre l’incidentalità urbana, per disincentivare l’uso dell’auto privata, per dare strada alle persone e rendere realmente inclusiva la città, uno dei principali strumenti è quello della moderazione del traffico e della realizzazione diffusa di zone 30. Ridurre la velocità dei veicoli a motore, oltre ad aumentare la sicurezza di tutti gli utenti della strada, automobilisti compresi, consente di aumentare lo spazio a disposizione delle persone, di migliorare la qualità dello spazio urbano, di eliminare le barriere architettoniche. Le zone 30 esistono ormai in tutte le principali città europee, eppure in Italia sono ancora pochissime e spesso realizzate con l’apposizione della sola segnaletica verticale di limite di velocità. Nonostante i 50 anni di vita della moderazione del traffico e le centinaia di esperienze che ne dimostrano i benefici, tale cultura è purtroppo ancora scarsamente recepita dai tecnici ed amministratori italiani, anche a causa della quasi totale assenza di formazione in questo campo.

Piani della mobilità pensati per le persone

I Piani della Mobilità Sostenibile (PUMS), istituiti “al fine di soddisfare i fabbisogni di mobilità della popolazione, assicurare l’abbattimento dei livelli di inquinamento atmosferico ed acustico, la riduzione dei consumi energetici, l’aumento dei livelli di sicurezza del trasporto e della circolazione stradale, la minimizzazione dell’uso individuale dell’automobile privata e la moderazione del traffico, l’incremento della capacità di trasporto, l’aumento della percentuale di cittadini trasportati dai sistemi collettivi anche con soluzioni di car pooling e car sharing e la riduzione dei fenomeni di congestione nelle aree urbane”, sono quindi strumenti fondamentali per il cambio di mobilità urbano auspicato, ma dovranno essere seguite alla lettera le parole d’ordine dettate dalle linee guida europee: il focus non dovrà più essere il traffico veicolare bensì le persone, i cittadini, le attività e l’obiettivo principale non dovrà più essere la fluidità del traffico, bensì l’accessibilità, la vivibilità e la qualità dello spazio pubblico. Se queste parole rimarranno vuote, avremo perso un’altra grande occasione di cambiamento.

In Italia si stanno finalmente realizzando interessanti quartieri car-free, ma senza la visione di “città senz’auto” che stanno dimostrando molte città europee. La città di Amburgo (1,8 milioni di ab.) ha recentemente approvato un PUMS che prevede di “rendere inutile” l’uso dell’automobile entro 20 anni; la città di Helsinki (650mila ab.) prevede lo stop alle auto in circolazione entro 10 anni, con bus e metro collettivi; il centro di Oslo (670mila ab.) sarà senz’auto entro il 2019; città come Parigi (2,3 milioni di ab.) e Grenoble (160mila ab.) avranno il limite di velocità a 30Km/h in tutte le strade urbane ad eccezione della viabilità principale; il nuovo PUMS di Barcellona (1,6 milioni di ab.) prevede di liberare quasi il 60% delle vie attualmente utilizzate dalle auto per trasformarle in “spazi per i cittadini”, per “riempire la nostra città con la vita”.

Ma a chi tocca fare la propria parte? Alle università attraverso la formazione, ai tecnici e professionisti attraverso lo studio delle esperienze europee e mondiali di successo, agli amministratori dotandosi di gente capace e formata, alla politica attraverso le tanto auspicate modifiche al Codice della Strada.