La mini guida “Torino in bicicletta”

Torino in bicicletta.

Una mini guida – non esaustiva – per scegliere una bicicletta, per attrezzarsi il bike to work e il bike to school e contatti per dove comprarla e farla aggiustare a Torino

Bike Pride 2015

Indice:

Perché questa guida. di Elisa Gallo

Come scegliere una bicicletta (e la sua manutenzione). di Valentina Marsaglia e Luca “Groucho”

Come attrezzarsi per il Bike to work. di Diego Vezza

Portare i bambini e bici per bambini. di Maria Cristina Caimotto

Pedalare a Torino e mappa dei luoghi. 

Bonus bici e assicurazioni. di Michela Calculli

Bicycle commuting, o del piacere di andare al lavoro in bici. di Valeria Fioretta

 

Perché questa guida

di Elisa Gallo, presidente di Bike Pride Fiab Torino, parla spesso di bici, è attivista e ufficio stampa dell’associazione da tanti anni. 

 

Questo lungo post, che poi è diventato quasi una guida al mondo della bici a Torino, è nato per diversi motivi, il primo è che in tanti ci avete chiesto nelle ultime settimane informazioni su come e dove comprare una bici e dove portarla ad aggiustare, ma anche informazioni sull’attivismo a Torino e su come sostenere Bike Pride. E poi è arrivata Valeria Fioretta, alias Gynepraio qui su Instagram, che da brava blogger e scrittrice ci ha dato la spinta per concretizzare l’idea di questa mini guida alla bicicletta e che poi ha poi coinvolto anche Michela Calculli, qui su Instagram

Contemporaneamente anche Luca Caddeu, storico socio di Bike Pride, con la sua agenzia di comunicazione ha realizzato una mappa con i luoghi di Torino. 

E così ecco qui il risultato.

Non è una guida esaustiva, come se fosse necessario dirlo, anche perché il mondo delle bici a Torino è variegato, in continua evoluzione e richiederebbe molto più tempo per mapparlo. Ma è un inizio o per lo meno uno spunto per chi vuole avvicinarsi alla bici come mezzo di trasporto per la prima volta.

Bike Pride è un’associazione che fa parte di Fiab, la federazione italiana ambiente e bicicletta e di Ecf, European Cyclists’ Federation. Ha come missione principale la promozione culturale della bicicletta e lo sviluppo della mobilità sostenibile (mobilità attiva, trasporto pubblico, sostenibilità ambientale e sicurezza stradale), attraverso la sensibilizzazione a vario livello di interlocutori istituzionali, di imprese e di cittadini.

Bike Pride è nata nel 2013, dal coordinamento di associazioni ambientaliste, ciclofficine e attivisti organizzatori dal 2010 dell’omonima parata di biciclette per le vie della città: un momento di festa di chi usa la bicicletta per rivendicare il diritto di pedalare in sicurezza e in libertà che in 10 anni ha portato per le strade migliaia di persone in bicicletta. Nelle edizioni più partecipate, 2013 e 2014, siamo arrivati a 30mila partecipanti. Un grande successo ma soprattutto una grande visibilità, mediatica e non solo, a chi ogni giorno pedala in città. 

Chi vuole partecipare e sostenere il nostro impegno per la mobilità ciclistica, può diventare socio dell’associazione e beneficiare anche dell’assicurazione Rc conto terzi e ricevere la rivista di Fiab, BC. Qui il sito per tesserarsi: http://bikepride.net/bikepride-tesseramento/

Potete poi seguire Bike Pride su Facebook e su Instagram.

Come scegliere una bicicletta (e la sua manutenzione)

di Valentina Marsaglia e Luca “Groucho”, Valentina è nel direttivo di Bike Pride Fiab Torino, co-ideatrice del progetto Towndem, si occupa di comunicazione e pedala in città da 20 anni, Luca è meccanico e telaista.

 

In base all’utilizzo che dovremo farne. Di seguito proviamo a vedere le caratteristiche di tutte le biciclette consigliate per la città.

 

Bicicletta da passeggio. La posizione è comoda: la schiena è abbastanza dritta, la presenza di copricatena e parafanghi consente di utilizzarla anche con vestiti casual o eleganti. 

Perfetta per chi in città deve compiere tragitti non superiori ai 5 km, senza carichi particolarmente pesanti e voluminosi. Nota bene: un portapacchi sovraccaricato per lunghi periodi arreca una serie di danni meccanici. Le biciclette da passeggio sono in vendita anche al supermercato, di pessima qualità in termini di componenti e pedalabilità. A un occhio poco esperto possono sembrare simili a biciclette valide ma in breve tempo presentano tutta una serie di problemi meccanici che le rendono subito meno convenienti. 

 

Bicicletta sportiva. La posizione è più distesa, caricati sul manubrio. Le geometrie sono studiate per dare una maggiore efficienza in pedalata, più leggera e scorrevole di una bicicletta da passeggio, il che ci consente di compiere tragitti più lunghi con meno fatica. Il cambio è consigliato perchè garantisce un range di rapporti che permettono di coprire varie velocità.

Accessori come copricatena e parafanghi sono un peso in più ma esistono parafanghi dedicati, leggeri, idonei a questo tipo di bicicletta.

 

Pieghevoli. Non fatevi ingannare dal luogo comune per cui una ruota piccola vuol dire meno velocità e molte più pedalate, è tutta una questione di rapporti tra la corona anteriore e il pignone posteriore. A parità di rapporti con una bicicletta normale, una ruota più piccola ha uno sviluppo metrico inferiore. Per questo tutte le pieghevoli moderne hanno una corona anteriore con un numero di denti decisamente superiore alle corone anteriori delle biciclette normali.

La qualità di una pieghevole è data da progettazione e qualità dei giunti. Prezzo troppo basso sicuramente vorrà dire progettazione e giunti scadenti, che daranno una serie di problemi strutturali e meccanici, non sempre riparabili. 

 

Su autobus e tram una bicicletta normale non può salire, una pieghevole sì. Sul treno, una bicicletta normale paga il biglietto, una pieghevole no.

 

Pieghevole Base. Perfetta per chi deve compiere brevi tragitti in città che comprendono anche l’utilizzo di autobus e treno. La prima pieghevole base è quella tipo Graziella, ancora in commercio, meno pratica nell’apri-chiudi di quelle nuove, costa intorno ai 200 €. Pieghevoli più moderne, decisamente più pratiche nell’apri-chiudi, partono dai 500 €.

Il cambio non è necessario se si compiono solo tragitti in pianura.

 

Pieghevole sportiva. Perfetta per chi deve compiere tragitti più lunghi in città che comprendono anche l’utilizzo di autobus e treno. 

Il cambio è consigliato perchè garantisce un range di rapporti che permettono di coprire varie velocità.

 

Cargo. Non è necessario fare traslochi e consegne per volerne una. 

Basta avere necessità di trasportare carichi voluminosi, che vanno dal fare la “spesa grossa” al trasporto di bambini o animali. Questo la rende subito interessante per sostituire l’automobile per utilizzo cittadino: acquistarla costa molto meno di un’auto, manutenerla ha spese annuali ridicole. 

Cargo a due ruote. Ce ne sono due tipi: con carico anteriore e carico posteriore. Il fatto di avere due ruote le rende pedalabili come biciclette normali da scariche, chiaramente con un po’ più di fatica da cariche.

 

Cargo triciclo. Sono più stabili e permettono di caricare pesi superiori a quelle a due ruote. Sono più ingombranti, lente e faticose da pedalare (tre ruote fanno più attrito di due, la struttura è più importante).

 

E l’elettrica? Una gran bella svolta.

La pedalata assistita permette di compiere tragitti più lunghi o di trasportare carichi pesanti o affrontare salite con meno fatica: questo implica ad esempio poter arrivare sul posto di lavoro non sudati (aspettando che ogni azienda si allinei al resto d’Europa con spogliatoi e docce).

Non la consigliamo per tragitti brevi perché richiede comunque un’attenzione nella cura e nell’utilizzo superiore ad una bicicletta normale. 

Non la trovate come tipo di bicicletta perché  ad eccezione della pieghevole, tutte le biciclette di cui abbiamo parlato hanno senso con la pedalata assistita. Perché le pieghevoli no? Nascendo per essere caricate e scaricate, è sconsigliabile aggiungerci il peso dei kit motore e batteria (minimo 7kg in più).

 

TABELLA DI RIEPILOGO

 

Tipo di bicicletta Tipo di percorso Carico  Cambio Budget (per acquisto nuovo) Accessori
Da passeggio In città, per tratte da 5 km  Portapacchi posteriore fino a

25kg.

Cestino anteriore, 3kg

Non fondamentale per tratte solo in pianura.

Sì per tratte con salite.

Dai 200 € Borse e cestino per portapacchi posteriore,

 Cestino anteriore.

Sportiva Per tratte superiori ai 5 km Portapacchi posteriore fino a

25kg.

Dai 400 € Borse per portapacchi posteriore.
Pieghevole base Intermodalità con tratte entro i 5 km 5-10 kg a seconda della bicicletta. Non fondamentale per tratte solo in pianura.

Sì per tratte con salite.

200-450 €
Pieghevole sportiva Intermodalità con tratte superiori ai 5 km 5-10 kg a seconda della bicicletta. Dai 700 €
Cargo due ruote Qualsiasi tratta. Voluminoso.

Superiore ai 50 kg, a seconda della bicicletta.

Sì, obbligatorio. Dai 1300 €
Cargo triciclo Tratte fino a 4 km Voluminoso.

Superiore ai 50 kg, a seconda della bicicletta.

Sì, obbligatorio. Dai 1700 €

 

Dove acquistare una bicicletta.

Le biciclette vanno acquistate in negozi specializzati. Anche nel caso vogliate scegliere un usato, è importante acquistarlo in negozio. Oltre alla consulenza di una persona competente che potrà ascoltare le vostre esigenze e consigliarvi, lo troverete revisionato, di lecita provenienza e con garanzia di un anno. Se avete una bicicletta in cantina da anni, il consiglio è lo stesso: portatela da un professionista che possa rimetterla in forma.

 

Consiglio importante

La bicicletta è un mezzo piacevole ed efficiente. Due aspetti possono però rovinare quest’esperienza: pedalare una bicicletta non correttamente funzionante e/o avere un posizionamento in sella sbagliato. Esempio più banale: una sella molto bassa rovina le ginocchia, una distanza sella-manubrio errata fa venire mal di schiena.

Anche per questo vi rimandiamo ad un professionista.

 

Towndem

Bike Pride promuove il progetto Towndem, nato da tre ragazzi torinesi per far provare la bicicletta a chi utilizza l’automobile in città per tragitti inferiori ai 5km. 

Per richiedere il servizio, è sufficiente scrivere una mail a pedala@towndem.it, indicando punto A e punto B del proprio tragitto. I volontari di Towndem, grazie ad una rete di rider locali, studiano il tragitto più breve e sicuro e lo inviano a chi lo ha richiesto, eventualmente mostrandolo anche di persona una prima volta.

Come attrezzarsi per il Bike to work

di Diego Vezza, membro del direttivo di Bike Pride Fiab Torino e co-fondatore della pagina Bike2WorkTorino, ha riattivato il Bike to school in Borgo San Paolo (ma presto anche in tutta la città)

 

Chi ha scelto di recarsi a lavoro in bici, è riuscito a trasformare il matto e disperatissimo tragitto casa-lavoro-casa, da un insignificante tempo perso, in un tempo dedicato a se stessi.

Per sentirsi liberi e indipendenti, lontano dalla frenesia dei tempi moderni. Si pedala e basta, come fosse la cosa più naturale del mondo, che abbiamo imparato da piccoli e non dimenticheremo mai.

Non si è mai fermi in coda, intrappolati e rassegnati, aspettando che il traffico di auto davanti, chissà come, svanisca. Senza rendersi conto che ognuno è traffico per chi lo segue.

Andare al lavoro in bicicletta è antitetico al muoversi chiusi in macchina.

Vuol dire sentirsi turisti nella propria città, poter vedere quello che c’è intorno, avere tutti i 5 sensi all’erta, sentire profumi e rumori, passare nelle aree a Traffico Limitato. È una sensazione diversa. Puoi scegliere ogni giorno una strada diversa, tra un percorso più sicuro o più veloce, o spostarti agevolmente da una via all’altra in caso di imbottigliamento.

Usare la bici permette anche di raggiungere la soglia minima di attività fisica giornaliera raccomandata dal  World Health Organization (WHO)

Il movimento fa bene. Ci rende fisicamente, socialmente e psicologicamente più forti, aperti, critici e consapevoli.

L’attività motoria all’aria aperta è ottima per irrobustire il nostro corpo.

Muoversi in bicicletta, dopo mesi di sedentarietà, è ampiamente consigliato in tutte le nazioni del mondo, grazie anche alla nascita di nuove infrastrutture ciclabili. Non possiamo certo permetterci di ricadere nel traffico e nello smog del pre Covid-19.

Con il bike to work si risparmiano tempo e soldi, che possono essere impiegati per altre cose, magari più belle e più utili, o più buone.

 

Come affrontare il sudore?

Serve un cambio leggero nella borsa, con piccolo asciugamano e deodorante. L’importante è avere un posto comodo in cui cambiarsi.

 

Come affrontare il freddo e la pioggia?

Ci si deve vestire in maniera adeguata, ma un po’ più leggeri rispetto a come ci si vestirebbe camminando, quindi senza coprirsi troppo, perché in bici il proprio corpo si riscalda già dopo il primo chilometro. Mantellina, guanti e copriscarpe, servono a proteggersi nelle giornate umide e piovose. 

 

Come affrontare il buio?

Luci potenti, frontali e posteriori, per vedere il fondo stradale ed essere visibili dagli altri utenti della strada. Utili sono le strisce rifrangenti, su polsi e caviglie.

 

Dove parcheggiare?

Se si dispone di un parcheggio aziendale tanto meglio. Se coperto e vigilato, ancora di più. Per chi invece deve lasciarla per strada, consigliamo catene a maglia quadrata o i dispositivi U-Lock, da applicare su telaio e ruota. In caso di sgancio rapido, entrambe le ruote devono essere legate.

Fare la spesa

Le soluzioni per portare la spesa sono varie, ci sono capienti cestini da fissare al portapacchi anteriore o al portapacchi posteriore, ci sono anche delle borse o sacche (tipo quelle che si usano per fare cicloturismo) che permettono al mercato di riempirle direttamente (magari evitando anche le buste di plastica). Muoversi in bicicletta porta anche a modificare le proprie abitudini di acquisto, privilegiando i negozi di prossimità, i mercati rionali invece della grande spesa settimanale o mensile nei centri commerciali che inducono spesso ad acquistare più imballaggi e cibi meno freschi.

Se invece si ha tanto da acquistare e magari anche i figli da portare in bici, ci sono le cargo bike o i carrellini. 

 

E il casco?

Sulla questione del casco e sulla necessità di renderlo obbligatorio si è discusso tanto e periodicamente qualche parlamentare, poco avvezzo, ne ripropone l’obbligo.

Palesiamo subito il punto di vista di Bike Pride e in generale quello di Fiab e di ECF (in pratica di tutte le associazioni che promuovono l’uso della bicicletta): l’obbligatorietà dell’uso del caso è un disincentivo alla ciclabilità e non ha nessun effetto sulla sicurezza dei ciclisti. Per cui lo diciamo chiaro: siamo contrari all’obbligatorietà del caso per gli adulti, ma non ovviamente al suo uso! 

Quindi noi suggeriamo di usare il casco, se lo si ritiene, ma non sosterremo mai la sua obbligatorietà, mentre continueremo a orientare il nostro impegno per rendere le strade sicure, con o senza casco.

Prima di scriverci inneggiando all’incoscienza, vi invitiamo a leggere il comunicato stampa di Fiab: http://fiab-onlus.it/bici/attivita/campagne-ed-interventi/si-al-casco-ma-non-obbligatorio.html

E a vedere questo interessante video di Mikael Colville-Andersen, il guru della bicicletta e fondatore di Copenaghenize: https://www.youtube.com/watch?v=07o-TASvIxY

 

Chissà se un giorno i colleghi la smetteranno di chiedersi il perché arriviamo in bici col sorriso.

 

Portare i bambini e bici per bambini

di Maria Cristina Caimotto, membro del direttivo di Bike Pride Fiab Torino, è linguista all’Università di Torino e ha scritto il libro “Discourses of Cycling, Road Users and Sustainability. An Ecolinguistic Investigation

 

Quando si è abituati a spostarsi solo in bicicletta, l’arrivo di un bambino può porre un po’ di dubbi e domande. 

Partiamo dalla gravidanza. Si può andare in bici in gravidanza? In linea di massima sì, è un’attività sportiva non intensa e quindi fa bene a mamma e bimbo. Ma le due regole fondamentali sono:

  • Chiedere il parere del/la proprio/a ginecologo/a
  • Stare in ascolto e decidere quando (se) arriva il momento in cui non ce la sentiamo più perché il controllo dell’equilibrio si altera, ci si sente troppo stanche. 

Se non si presentano questi impedimenti, numerosi studi indicano che fa bene.

 

Ok, la bimba è nata, quando la si può portare in bici? Cosa bisogna comprare, come bisogna attrezzarsi?

 

La mia bambina è venuta in bici con noi per la prima volta a due mesi e mezzo, all’interno di un carrello da cicloturismo con un’apposita piccola amaca che assicura i neonati da colpi alla schiena e ovviamente risolve il fatto che non sono ancora in grado di tenere su la testa.

 

Non credo sia una buona soluzione per spostarsi nel traffico, è una scelta più indicata per chi ama le scampagnate o il cicloturismo, permette di portare il bimbo tutto il giorno e pedalare mentre dorme cullato dai saltini (e non appeso tutto storto al seggiolino). 

A Copenaghen si vedono genitori che portano i neonati dentro a un ovetto, dentro alla bici cargo. Se si opta per la bici cargo è anche questa una buona soluzione. Meglio invece evitare di usare la propria bici di sempre e tenere il bambino nel marsupio, su due ruote esiste sempre la possibilità di cadere e in quel caso il bambino cade con noi e la sua testa non è protetta in alcun modo.

 

Ok, adesso è arrivato il momento in cui la bimba tiene su la testa. Seggiolino anteriore, casco e via! A prescindere dall’obbligo per i minori, ancora in discussione con il nuovo CdS, abituarli al casco tornerà utile quando inizieranno a pedalare sulla balance bike.

 

Che cos’è la balance bike? Una bici senza pedali. Le più piccole e leggere si possono usare dai 18 mesi, in pratica appena si cammina con un po’ di sicurezza. I bambini che le usano, a un certo punto salgono su una biciclettina coi pedali e, magia, pedalano restando in equilibrio! (ha superato i 18 mesi? Non importa, si può iniziare anche a 4 anni).

 

Ma torniamo al seggiolino, come faccio quando piove? E quando fa freddo? Se vanno in bici tutto l’anno in Svezia è perché qualsiasi problema di clima e temperatura è del tutto risolvibile indossando accessori adeguati. Per il seggiolino e il freddo la soluzione è l’Opossum di Tucano Urbano, compatibile con la maggior parte dei seggiolini anteriori e posteriori. Ah già, quando bisogna passare al seggiolino posteriore? Lo indica il peso sopportato da quello anteriore, comunque lo si capisce quando il bimbo davanti diventa troppo pesante e troppo alto coprendo la visuale a chi pedala. È bene essere molto attenti le prime volte che si esce con il seggiolino appena montato e il bimbo sopra, perché l’equilibrio della bici cambia e non siamo ancora abituati. Magari si può valutare di abbassare un po’ la sella le prime volte, se ci fa sentire più sicuri. 

 

Se entrambi i genitori si occupano di accompagnare i bambini, può essere utile prendere due basi di attacco e spostare lo stesso seggiolino. Una coppia di genitori al nido frequentato dalla mia bimba lasciava il seggiolino in cima agli armadietti e l’altro genitore lo prelevava insieme alla bimba, esattamente come si lascia il passeggino in molti nidi.

 

E quando crescono, e quando sono due, e quando ho bisogno di più spazio, e quando pesa troppo?

Esistono un sacco di soluzioni di cui vi dico in modo un po’ generale perché non ho avuto esperienza diretta. C’è ovviamente la pedalata assistita, ci sono le bici cargo, quelle col cassone squadrato come a Copenaghen, quelle con la casetta tonda davanti. Poi ci sono le bici che hanno due ruote e in uno spazio allungato tra manubrio e ruota anteriore sistemano un piccolo cassone di legno dove stanno anche due bambini. Per i bambini un po’ più grandi, ci sono le bici longtail allungate dietro (si può anche far modificare la propria bici). Da dietro la sella parte una panchetta con due barre laterali di sicurezza e i bambini si siedono a cavalcioni. Con questa di può andare avanti fino all’adolescenza!

 

E infine, perché farlo? Magari non passando da ciclisti urbani senza figli a ciclisti urbani con figli, ma diventando ciclisti proprio perché adesso ci sono i bambini? Perché i bambini in bici si divertono molto di più, perché non è necessario ficcargli un cellulare in mano mentre sono legati dentro l’auto per evitare di impazzire tra il traffico e le loro urla o viaggiare sempre con lo Zecchino d’oro nelle orecchie, e perché numerosi studi dimostrano che i bambini che si muovono in bici hanno maggiore facilità a orientarsi. Se fate attenzione a prendere giocattoli in legno, agli approcci montessoriani, a stimolare la sua creatività e fantasia, perché buttare tutto alle ortiche intrappolandoli nel traffico ogni giorno? Lo spazio che attraversiamo in auto è uno spazio dal quale ci alieniamo, chiudendoci in una scatola di metallo,  Lo spazio che attraversiamo in bici è uno spazio di cui facciamo parte.

Pedalare a Torino tra attivismo e luoghi

A Torino esistono diverse associazioni, come Bike Pride Fiab Torino, che si occupano di promuovere la mobilità attiva, fanno proposte all’Amministrazione per migliorare la ciclabilità della nostra città e monitorano e commentano su nuovi progetti.

Queste associazioni sono riunite nella Consulta della mobilità ciclistica e della moderazione del traffico, un organo del Consiglio Comunale, con poteri consultivi e propositivi, nato in seguito alla richiesta avanzata dall’associazione Bike Pride nel 2016.

 

Qui si possono leggere i comunicati e seguire i lavori della Consulta: http://consulte.comune.torino.it/bicitraffico/

Questa la pagina Facebook: https://www.facebook.com/Consulta-Mobilit%C3%A0-Ciclistica-e-Moderazione-del-Traffico-Torino-1003818433092317/  

 

Per scoprire le ciclabili a Torino segnaliamo:

https://www.muoversiatorino.it/it/piste-ciclabili

https://www.bunet.torino.it/

Per i percorsi attorno a Torino, suggeriamo l’App di Corona delle Delizie: http://www.cittametropolitana.torino.it/cms/ambiente/mobilita-sostenibile/progetti-mobilita/itinerari-ciclabili/corona-di-delizie

Sappiamo che non è esaustivo e gli strumenti incompleti, ma sono comunque utili strumenti per iniziare a pedalare a Torino. Se invece vi sentite ancora persi, ci siamo noi con il progetto Towndem! http://bikepride.net/towndem-ti-accompagno-a-lavoro-in-bici/ 

 

E sui luoghi in cui comprare e far riparare la bici segnaliamo la mappa con le ciclabili e con i punti vendita di Torino realizzata dall’agenzia di comunicazione Limo che dal 2014 realizza pro bono la grafica delle varie edizioni del “Bike Pride” https://www.agenziacomunicazionetorino.com/mappa-ciclabili-torino 

 

La mappa è work in progress e stiamo dando il nostro contributo raccogliendo segnalazioni con questo form on line: https://forms.gle/bSUxdC8ycDFikARt6 

 

Bonus bici e assicurazioni

di Michela Calculli, consulente e blogger

Bonus bici

Il bonus bici è un provvedimento contenuto nel Decreto Rilancio, entrato in vigore il 19 maggio 2020 (data importante anche ai fini del bonus, come vedremo). L’intento del Governo è quello di incentivare la mobilità sostenibile per non ritornare alle condizioni emergenziali del traffico e dell’inquinamento pre lockdown. 

Vediamo le caratteristiche di questo bonus:

  • acquisto di bici, anche a pedalata assistita, veicoli elettrici (ad esempio monopattini, segway e hoverboard), servizi di car sharing, bike sharing, scooter sharing ecc.;
  • i beneficiari devono essere maggiorenni, 
  • 60% dell’importo speso fino ad un valore massimo di 500 euro;
  • ne ha diritto chi ha la residenza nei capoluoghi di Regione, nei capoluoghi di Provincia, nei Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti e nei comuni delle Città metropolitane.

Il Ministero dell’Ambiente ha realizzato un’utilissima guida che fornisce le risposte alle principali domande sul bonus: Domande frequenti Programma Buono Mobilità 2020 https://www.minambiente.it/bonus-mobilita 

Ci soffermiamo soltanto su un punto in particolare: il bonus è già applicabile ma il Ministero dell’Ambiente ha 60 giorni dall’entrata in vigore del Decreto Rilancio per rendere disponibile la piattaforma web che emette i buoni spesa digitali da presentare ai rivenditori per ottenere lo sconto diretto.

Fino a che non sarà online questa piattaforma, comunque non oltre il 18 luglio 2020, si può già procedere con l’acquisto pagando l’intero importo e conservando la fattura. Non appena sarà disponibile il sito dedicato al bonus, si potrà richiedere il rimborso del 60% della cifra spesa.

 

Assicurazione ciclisti (RC e infortuni)

Partiamo da una premessa: le assicurazioni per la responsabilità civile e sugli infortuni in bici, eBike e cargo bike, non è obbligatoria. Premessa importante perché deve essere una scelta esattamente come lo è decidere di adottare un mezzo sostenibile per la mobilità. Mentre l’obbligo di coperture assicurative può trasformarsi in un disincentivo.

Detto questo, si può scegliere di assicurarsi:

  • contro i danni provocati a persone e cose circolando in bicicletta, responsabilità civile o RC;
  • contro i danni che il ciclista potrebbe causare a se stesso, infortuni.

Associandosi a Bike Pride Fiab Torino, ad esempio si ha automaticamente l’RC sui danni a terzi, ed eventualmente si può fare l’integrazione infortuni.

Assicurarsi su determinati eventi si rivela un’ottima decisione soprattutto quando questi eventi si verificano. Le coperture assicurative, infatti, consentono di mettere un po’ più al sicuro la propria liquidità, evitando esborsi di denaro del tutto imprevisti in caso di incidente.

Il beneficio di assicurarsi sta tutto qui, di certo non mette al riparo dagli incidenti ma protegge in tutto o in parte le finanze di chi lo ha provocato, garantendo maggiori certezze a chi il danno lo ha subito.

 

Assicurazione bici (furto)

Si stima che in Italia ogni 2 minuti venga rubata una bicicletta. Questo porta sempre più ciclisti a cercare una copertura assicurativa su questo evento.

Ci si può dunque domandare: quanto costa assicurare la bicicletta per furto e che cosa copre la polizza?

Il costo annuo di una polizza furto può andare dal 10% del valore del mezzo per le biciclette al 15% per le eBike. Le compagnie di assicurazione coprono tipicamente furto e danni da tentato furto e una volta verificatosi l’evento possono provvedere a rimborsare il valore della bici, sostituirla oppure ripararla.

In sostanza parliamo di un esborso annuo che può diventare importante man mano che il costo di acquisto della bici sale.

Importantissimo, poi, verificare tutte le condizioni della polizza in merito all’evento furto. Quelle clausole relative alla protezione, al lucchetto da utilizzare e anche all’oggetto a cui era assicurato il mezzo se lasciato all’aperto, pena il mancato rimborso.

 

Bicycle commuting, o del piacere di andare al lavoro in bici.

di Valeria Fioretta, scrive sul blog www.gynepraio.it 

Parla anche mentre pedala in salita.

 

Alle persone che amo, prima o poi, io regalo una bicicletta: a mia madre, quando nel lontano 2002 andò in pensione e dichiarò di voler adottare uno stile di vita più sano e attivo, presi una bicicletta dalla fabbrica Silver Star e gliela nascosi in garage. Alcuni anni dopo, me la restituì quasi intonsa dicendo che era bella ma stava meglio sotto il mio sedere. 

Nel 2013, per il compleanno di colui che sarebbe diventato il padre di mio figlio, trovai tramite un sito di annunci una bicicletta Bianchi vintage e gliela feci trovare legata in cortile -lucidata e rimessa a nuovo-. Pochi giorni dopo la rubarono in circostanze ancora da appurare.

A Natale 2019 ho regalato al mio bambino la sua prima bicicletta vera, con i pedali e rigorosamente senza rotelline. È andato sul balcone a controllare se le renne di Babbo Natale avessero mangiato i biscotti e lì l’ha trovata, infiocchettata e appoggiata alla ringhiera. Da sei mesi lo sto corrompendo con mille moine affinché impari ad andarci, ma mi ha detto che l’attuale campanello non è abbastanza forte.

Uno potrebbe pensare che io sia una ciclista appassionata, una pedalatrice folle, una vera evangelist delle ciclabili, e invece no, faccio forse 5 km al giorno. Però c’è stata un’epoca in cui ne facevo ben di più.

Era il luglio più triste della mia vita: ero stata lasciata miseramente e avevo appena distrutto un’auto che non avevo alcuna voglia o bisogno o possibilità di sostituire. Per coprire il tragitto Centro-Mirafiori Sud dovevo cambiare 2 mezzi oppure sobbarcarmi mezz’ora di strada con una collega logorroica, l’unica che viveva vicino a me e poteva darmi un passaggio.

I servizi di car/moto/monopattino sharing non esistevano.

Mi sono ricordata che avevo una bicicletta. Sandali tedeschi e auricolari addosso, borsa del pranzo e scarpe formali nel cestino davanti, computer e maglietta pulita nel cestino dietro. 

Quando giungevo viva in ufficio, i colleghi mi guardavano come una miracolata. Alcuni si complimentavano, i più indiscreti indagavano: ma non sei tutta sudata? Altri, premurosi, mi chiedevano di fare uno squillo quando arrivavo a casa sana e salva.

Credo che non mi considerassero il tipo di persona che fa 8 km in bici sotto il sole. E nemmeno io, in effetti.

Questa routine di sveglia-bici-lavoro-bici-casa è durata meno di due mesi, ma resterà per me la cifra di quell’estate tristissima: una pioggia torrenziale dalle parti di Piazza d’Armi, un litigio epico con un automobilista che non mi lasciò passare, ma anche decine di illuminazioni, comizi a mezza voce e canzoni praticamente latrate ai semafori.

 

Quindi il mio invito è di mettervi alla prova e andare al lavoro in bicicletta: procuratevi un mezzo e un cestino, studiate il percorso più piacevole, componete una playlist, fate qualche test. Diventerà uno dei momenti più soddisfacenti della vostra giornata, parola mia.

 

“Non volevo uccidere solo i ciarlieri, ma anche quelli che gesticolavano e mi toccavano. Il che, ormai appiedata e costretta a prendere i mezzi pubblici, era oggettivamente diventato un problema: c’era sempre qualcuno che mi spingeva, mi sfiorava il braccio, mi annusava i capelli. 

Non avevo scelta: tirai fuori dalla cantina la mia vecchia bicicletta, preparai una playlist dall’evocativo titolo “Girardengo” e iniziai a percorrere ogni giorno 16 km sotto il sole estivo. Arrivata in ufficio, mi concedevo una doccia velocissima nello spogliatoio del magazzino per poi salire in ufficio scarmigliata e umidiccia. Annovero una caduta, tre acquazzoni estivi e, ovviamente, innumerevoli pianti controvento.”

Questo è un estratto del mio romanzo d’esordio (non “il primo” altrimenti mi chiedono se ne ho pubblicati altri e mi ritrovo a balbettare inutili spiegazioni). Posso affermare con una certa sicurezza che, senza quei due mesi di bici e lacrime, non avrebbe mai visto la luce.

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