Ripensiamo ora alla mobilità per le nostre città, nel rispetto della salute dei cittadini

Le associazioni per la mobilità sostenibile chiedono alle istituzioni comunali e regionali di sostenere sin da ora una mobilità che permetta il distanziamento fisico delle persone, ma non quello sociale, che restituisca lo spazio pubblico ai cittadini, valorizzi il commercio di prossimità


Ripensiamo ora alla mobilità per le nostre città, nel rispetto della salute dei cittadini

Le associazioni per la mobilità sostenibile chiedono alle istituzioni comunali e regionali di sostenere sin da ora una mobilità che permetta il distanziamento fisico delle persone, ma non quello sociale, che restituisca lo spazio pubblico ai cittadini, valorizzi il commercio di prossimità

Stiamo vivendo tempi complessi, ogni ambito della nostra vita è stato travolto dall’emergenza sanitaria e dai relativi provvedimenti di limitazione degli spostamenti. Siamo però, nostro malgrado, di fronte ad un laboratorio straordinario nelle nostre città: strade prive di traffico, silenzio, cielo terso e aria più leggera, ma soprattutto grandi spazi vuoti.

In questo periodo sospeso, che ha gettato tutti nell’incertezza, le associazioni e gli attivisti per la mobilità sostenibile si stanno interrogando su quale potrà essere la mobilità delle persone nel “dopo”.

Non possiamo permetterci di tornare ad una mobilità che mette al centro l’uso dell’auto privata, perché lo spazio pubblico è saturo, la qualità dell’aria tornerebbe ad essere sopra i limiti consentiti dalla legge, con i conseguenti rischi sanitari per i cittadini (solo a Torino si registrano ogni anno 900 morti per inquinamento), e perché abbiamo bisogno di promuovere l’attività motoria anche attraverso una mobilità attiva – a piedi o in bici -.

Ma la mobilità per la nostra città per il “dopo” va pensata e progettata ora. Ed è per questo che ci rivolgiamo alle istituzioni per chiedere sin da ora un impegno chiaro per ricostruire la nostra città a misura di persona per la salute di tutti.

In molte città del mondo, gli spostamenti urbani in bicicletta sono considerati strategici: in un momento in cui pochi possono muoversi per lavoro è bene che lo facciano nel modo più sicuro e salutare possibile.

In Italia, invece, la filiera di riparazione delle biciclette non è neanche stata inclusa nel decreto delle attività necessarie, lasciando quindi alle singole realtà il compito di presentare domanda in prefettura per poter rimanere aperte, rendendo ancora una volta più complessa la vita a chi sceglie di muoversi in bicicletta e a chi la usa per lavoro.

Berlino, New York, Bogotà, città molto diverse tra loro, stanno istituendo corsie ciclabili temporanee nelle strade urbane. Una soluzione per alleggerire il trasporto pubblico e per garantire la distanza fisica dagli altri, evitando così che quei pochi spostamenti avvengano in auto.

La bicicletta non è e non sarà per tutti. Ma per molti sì. Ricordiamo (dati Istat) che la media degli spostamenti a Torino è di circa 3 km, il 42% dei quali è percorso in auto, il 29% con bus, metro e tram: dare la possibilità di effettuare gli spostamenti in sicurezza a piedi, in bici, con e-bike e in monopattino significa lavorare a beneficio della collettività ed evitare di spostare chi prima usava i mezzi pubblici all’uso dell’auto privata.

Chiediamo quindi alle nostre amministrazioni, comunale e regionale, di pensare sin da ora a una mobilità delle persone che:

permetta ai cittadini di scegliere modalità di trasporto più economiche, risparmiando sulle spese legate all’auto (che stanno ferme e inutilizzate il 95% del loro ciclo di vita).

permetta di fare attività fisica, dopo mesi di sedentarietà, andando a lavoro o facendo la spesa

valorizzi e favorisca la frequentazione dei piccoli negozi di quartiere, fortemente colpiti dalle chiusure ma, allo stesso tempo, che i cittadini stanno riscoprendo ora, spinti dal cercare intorno a casa quello che prima cercavano a chilometri di distanza nei centri commerciali

favorisca le consegne a domicilio della spesa tramite bike e/o cargobike, dando priorità e valorizzando il commercio di prossimità

soprattutto in un primo momento, garantisca indipendenza negli spostamenti e la distanza fisica ma promuova la relazione sociale: le persone su una bici non sono anonime e distanti come in auto

permetta di ridurre le collisioni e di conseguenza alleggerire il sistema sanitario, già oggi messo a dura prova: la velocità e la distrazione in auto sono la principale causa di morte sulle nostre strade.

faccia risparmiare sulla manutenzione stradale e sull’uso dello spazio pubblico.

Confidiamo che le istituzioni, ma anche i cittadini, le associazioni di categoria rappresentanti dei commercianti, i comitati di quartiere, partecipino al nostro appello per contribuire a costruire la città del “dopo”.

Firmatari:

Consulta della mobilità ciclistica e della moderazione del traffico (composta da: Alter Polis, Associazione culturale Laqup, Associazione Promozione Sociale Amicinbici – Bik&Motion, Associazione T-team, Bike Pride FIAB Torino, Club Monopattini Torino, Ecoborgo Campidoglio, Ecopolis Nkoni, FIAB Torino Bici & Dintorni, GreenTO, Legambiente Molecola, Legambiente Metropolitano, Pedaliamo Insieme, Pro Natura)